Il seminario e Comollo


Bosco! Bosco! Bosco! Io sono salvo!

A Chieri si stabilì a pensione presso la casa di Lucia Matta. Per mantenersi gli studi lavorò come garzone, cameriere, addetto alla stalla ecc. Qui fondò la Società dell’Allegria, attraverso la quale, in compagnia di alcuni giovani di buona fede, tentava di far avvicinare alla preghiera i coetanei attraverso i suoi soliti giochi di prestigio e i suoi numeri acrobatici. Egli stesso raccontava che un giorno riuscì a battere un saltimbanco professionista, acquistandosi così il rispetto degli altri e la loro considerazione.

Durante gli anni di studio, Giovanni Bosco strinse forte amicizia con Luigi Comollo, nipote del parroco di Cinzano. Il giovane era spesso maltrattato dai suoi compagni, insultato e picchiato ma accettava spesso con un sorriso o una parola di perdono queste sofferenze. Il giovane Bosco, dal canto suo, non sopportava di vedere il coetaneo così maltrattato e spesso lo difendeva azzuffandosi con i suoi aggressori.

Le parole di Comollo e le sue incessanti preghiere turbarono profondamente l’animo di Giovanni tanto che egli stesso un giorno ricordò nelle sue Memorie: “Posso dire che da lui ho cominciato a imparare a vivere da cristiano”. Grazie al suo atteggiamento così mansueto e innocente, il futuro santo comprese quanto fosse importante per lui raggiungere la salvezza dell’anima e ciò rimase talmente impresso nella sua mente che un giorno, quando egli avrebbe fondato l’Oratorio a Valdocco, avrebbe trascritto su un cartello nella propria stanza: «Toglimi tutto, ma dammi le anime» Nel 1833, nella chiesa di Buttigliera, il giovane giovane Giovanni Bosco ricevette il sacramento della Cresima.

Nel marzo 1834, mentre si avviava a terminare l’anno di umanità, presentò ai Francescani la domanda per entrare nel loro ordine ma cambiò idea prima di andare in convento, seguendo il consiglio diretto di don Giuseppe Cafasso. Decise allora di vestire l’abito clericale entrando in Seminario. Il giovane prete don Giuseppe Cafasso gli consigliò di completare l’anno di retorica e quindi di presentarsi all’esame per entrare al Seminario di Chieri, aperto nel 1829. Giovanni superò l’esame, che si tenne a Torino, il 25 ottobre prese l’abito ecclesiastico e il 30 ottobre 1835 si presentò in seminario.

In seminario Giovanni Bosco rincontrò l’amico Comollo con il quale poté così ristabilire la salda amicizia di un tempo. Il 2 aprile del 1837, Luigi Comollo, già debole fisicamente, cadde malato e si spense a soli 22 anni. Nella notte dal 3 al 4 aprile, notte che seguiva il giorno della sua sepoltura, secondo una testimonianza diretta di Giovanni Bosco e dei suoi venti compagni di camera, alunni del corso teologico, l’amico defunto apparve loro sotto forma di una luce che, per tre volte consecutive, disse: “Bosco! Bosco! Bosco! Io sono salvo!”.







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